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L’ANTEFATTO

 

Ad Ancona nel pomeriggio del 7 Giugno 1914 si tenne nella sede repubblicana Villa Rossa in via Torrioni un comizio antimilitarista. Parlarono Nenni, Malatesta, Pedrini, Polizza e Ciardi davanti ad oltre 400 persone. Al termine della manifestazione ingenti forze dell’ordine bloccarono i manifestanti che stavano pacificamente sfollando e che  per difendersi ritornarono a Villa Rossa. Qualcuno iniziò a sparare. Al termine dei tumulti rimasero uccisi sul campo due ragazzi: Antonio Casaccia (24 anni) e Nello Budini (17 anni). In serata morì anche Attilio Giambrignoni (24anni).Ebbe così inizio La Settimana Rossa.(a.d.)

 

 

 …Più tesa si rivelò la situazione a Montemarciano.

Qui una forte agitazione si era diffusa fin dalla mattina di lunedì 8 giugno, con l’arrivo delle prime notizie da Ancona: proclamato lo sciopero generale, martedì 9 alcune squadre di operai pattugliarono le vie del centro assicurandosi che tutti gli esercizi si astenessero dall’attività ed ottenendo dalle autorità comunali l’esposizione della bandiera abbrunata dal balcone del municipio; il sindaco Olinto Ricci, “onde evitare tumulti e serie conseguenze”, venne incontro alle richieste dei dimostranti, sollecitando al tempo stesso alla prefettura e alle vicine stazioni dei carabinieri l’invio di rinforzi.

Ciononostante gli scioperanti rimasero padroni della situazione per circa tre giorni: mercoledì 10 e giovedì 11 sfilarono lungo la cittadina due affollati cortei in segno di protesta per l’eccidio anconetano, mentre veniva prudentemente differita, su consiglio delle autorità cittadine, la consueta processione del Corpus Domini.

La completa interruzione delle linee ferroviarie, telegrafiche e telefoniche e l’arrivo di notizie incerte quanto drammatiche sulla situazione nella penisola rafforzò tra i manifestanti l’idea che fosse davvero in atto una rivoluzione che avrebbe portato alla caduta della monarchia; segno eloquente della paralisi che avvolse l’autorità civica – che non si oppose nemmeno all’esposizione di bandiere rosse in tutti i pubblici uffici- furono i frenetici dispacci che il sindaco Ricci, inviò alle autorità militari, richiedendo sempre maggiori rinforzi a tutela dell’ordine pubblico; la tensione divenne altissima venerdì 12 soprattutto presso la stazione ferroviaria in località Casebruciate – l’odierna Marina di Montemarciano- ma, ad evitare gravi incidenti, giunse da Senigallia un notevole rinforzo di truppa.

Ciò tuttavia non bastò a far rientrare gli eventi nella normalità: sabato 13 in seguito ad un nuovo pubblico comizio, si costituì una commissione di cittadini, guidata da elementi anarchici , con lo scopo di raccogliere gratuitamente, presso i maggiori proprietari, grano e denaro da distribuire alle famiglie più povere: mentre gli scioperanti si trasferivano nella piazza del comune ed approvavano un ordine del giorno che comunicava alla cittadinanza le ultime risoluzioni, la commissione suddetta raccoglieva in breve tempo beni per un valore di 90 quintali di grano, parte dei quali in denaro.

L’arrivo a Montemarciano di un drappello del 17° Cavalleggeri Caserta riportò la calma nel centro per alcuni giorni: ma nuovi pericoli per la sicurezza pubblica venivano segnalati dalle autorità comunali prima il 19 giugno, alla vigilia dell’insediamento del nuovo consiglio comunale, e poi alla fine del mese,alla partenza del suddetto reparto di cavalleria: in quest’ ultima circostanza il sindaco supplente Brugiati comunicava al  prefetto di Ancona che gli anarchici ed altri “aderenti ai partiti estremi” avevano intenzione di impedire la mietitura e la trebbiatura del grano “e di tentare la devastazione delle campagne di concerto con altri  di comuni limitrofi”. Però l’8 luglio giunse di stanza a Casebruciate una compagnia di alpini e ogni agitazione ebbe fine.

 

Tratto dal volume LA SETTIMANA ROSSA NELLE MARCHE a cura di Gilberto Piccinini e Marco Severini edito da Istituto per la storia del movimento democratico e repubblicano nelle Marche