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Costituzione ClubR

 

Giovedì 10 Novembre a Roma si è costituito il ClubR . Riportiamo la relazione introduttiva che delinea gli obiettivi politici che ci si prefigge di conseguire.

Intervento introduttivo
di Giuseppe Marchetti Tricamo
in occasione della costituzione del
Club R
Roma, 10 novembre 2005



Senza Giuseppe Mazzini, Ernesto Nathan, Ugo La Malfa – abbiamo scritto nell’invito per questo appuntamento – la storia del nostro Paese sarebbe più povera.
Tre protagonisti, fra loro cosí lontani nel tempo ma cosí vicini per l’idea alta di cosa dovesse essere l’Italia e per l’amore forte che manifestavano per il nostro paese.
Un amore forse non pienamente ricambiato!
Certamente tre personaggi scomodi.
Tre personaggi che parlavano di doveri prima che di diritti. Doveri verso la Patria. Doveri verso se stessi. Verso l’umanitá. Verso la famiglia.
Sí, erano personaggi scomodi! Scomodi perché: pretendevano che al pensiero seguisse l’azione. Erano più interessati all’essere che all’avere. Concepivano l’impegno morale e politico come una missione. Consideravano del tutto normale il sacrificio personale a favore dell’interesse collettivo.
Tre personaggi scomodi, ma quello “scomodo” va letto per rigoroso moralmente e politicamente rigoroso.
Molte delle cose che “predicava” Mazzini e che al suo tempo sembravano sogno o utopia sono diventate conquiste fondamentali per l’Italia e per l’umanitá.
Il suo pensiero era rivoluzionario e lo è ancora oggi, pur se molti dei suoi ideali sono diventati realtà. L’Italia è diventata una repubblica democratica, il popolo è sovrano e ha quindi il diritto di autogovernarsi, l’Italia ha una Costituzione scaturita dall’Assemblea Costituente, l’Italia fa parte dell’Europa Unita.
Mazzini, cosí come poi molti anni dopo Nathan e La Malfa, è stato sempre suscitatore di forti energie morali. Fu, come recitava il suo “credo politico”, oltre che un gran pensatore anche un uomo d’azione. E ne diede prova al governo della Repubblica Romana del 1849.
La Repubblica romana è il momento maggiormente rappresentativo delle capacitá amministrative di Mazzini, e la sua Costituzione assume - come amava ricordare Giovanni Spadolini - il ruolo di anticipatrice delle moderne costituzioni democratiche europee.
Ma qual era il tipo di Stato proposto dalla democrazia repubblicana?

La Repubblica – afferma Mazzini rivolgendosi all’Assemblea Costituente della Repubblica romana del 1849 – è conciliatrice ed energica.
Il Governo della Repubblica è forte. Ha missione di preservare intatti i diritti e il libero compimento dei doveri d’ognuno.
Il Suo Governo deve essere:
tollerante e imparziale con gli individui … né codardo né provocante.
Caratterizzato da ordine e severità di censura nella sfera finanziaria, deve dichiarare guerra ad ogni prodigalità e attribuire ogni denaro della comunitá all’utilitá del paese.
Sempre il Governo deve essere caratterizzato dalla volontá ferma di ristabilire il credito dello Stato, di frenare qualunque egoismo colpevole di monopolio…

Mazzini senza una specifica competenza economica - non si puó dire che fosse un’economista in senso tecnico - capí molto delle moderne lotte di classe e propose una socialitá fondata sul principio democratico della solidarietà.

“Finché un solo, capace e voglioso, di lavoro langue per mancanza di lavoro nella miseria – voi non avrete la patria come dovreste averla, la patria di tutti.”
E secondo voi, tutto questo non è la fonte ispiratrice della politica dei redditi lamalfiana?
In Italia, una parte cospicua del pensiero della sinistra democratica affonda le proprie origini nel pensiero mazziniano: un pensiero che dal risorgimento giunge fino a quello che è stato il moderno Partito Repubblicano Italiano di Ugo La Malfa.

Ma i repubblicani sono ancora mazziniani?
I repubblicani sono ancora lamalfiani?
La domanda non sembri irriguardosa o inutilmente provocatoria.
D’altra parte, il pensiero repubblicano non si alimenta soltanto dell’idealitá del grande genovese o del pragmatismo di Ugo La Malfa, non c’è dubbio che molto debba a successive elaborazioni (Cattaneo, Ghisleri e un pó anche a Spadolini).
Ma è altrettanto fuori dubbio che Giuseppe Mazzini e Ugo La Malfa, con Ernesto Nathan, siano rimasti (non solo affettivamente), il punto di riferimento di maggiore spessore e qualificazione.

Ma cosa non piacerebbe di questa nostra Italia a Giuseppe Mazzini, a Ernesto Nathan a Ugo La Malfa?
Cosa non piace ai repubblicani, ai mazziniani?
Non possono piacere le nuove caste, i privilegi di alcuni, i politici che coltivano i loro egoismi, le ineguaglianze.
Ai repubblicani, a tutti i veri democratici, interessa che venga garantito il potere d’acquisto delle famiglie, la sorte delle imprese, il lavoro e i suoi contratti, l’istruzione, la sicurezza, la rapidità e l’equità della giustizia e che venga salvaguardato il patrimonio ambientale e culturale dell’Italia.

C’era una volta, anche un’altra Italia, che oggi non c’è più, l’Italia Europea accettata e rispettata dai partner, capace di esprimere una classe dirigente politica di alto livello in grado di ritagliarsi un ruolo autonomo in Europa senza dover andare a rimorchio di Londra o Parigi o Berlino e tantomeno Washington, ma giocando naturalmente il ruolo alleato. Un Paese fondatore, il nostro depositario del più autentico spirito europeista, ma il governo di centrodestra è riuscito in pochi anni a cancellare un patrimonio di cultura e di prestigio che l’Italia si era costruita con tenacia e umiltà.

I repubblicani e i mazziniani vogliono un Paese moderno ed efficiente, una chiara politica nazionale ed europea, una classe dirigente integerrima, una libertà vera, una solidarietà sociale.
Vogliono contribuire a fermare la perdita di competitività.

C’era una volta un Italia che amava la propria costituzione.
Adesso ce n’è una che non percepisce neppure che la riforma della Costituzione voluta dal governo e della sua maggioranza rappresenta forse il più grave pericolo che l’unitá italiana si trova a correre.
Noi vogliamo che la Costituzione sia difesa, rispettata e non stravolta.
Certo, noi italiani viviamo il presente con malessere ma non dobbiamo guardare il futuro con pessimismo.
Il Paese vuole uscire da una mediocrità continua e distruttiva.
Una mediocrità che sistematicamente e ostentatamente ci sta distruggendo.

Sappiamo che il declino non è irreversibile e che si può contrastare.
Occorrono realismo, niente più bugie ma verità. Ci piacerebbe moltissimo che il dibattito sulle cose da salvare, da correggere e da rifare, insomma anche la quotidianità della vita pubblica, uscisse dai palazzi del potere per tornare autenticamente tra la gente che si muove nelle strade e nelle piazze, fra i cittadini della Repubblica.

L’abbiamo notato con le primarie: esiste una domanda di molti di entrare nella politica… da cittadini… non da spettatori.
Ricordiamo anche le mobilitazioni sui temi della pace, del lavoro, dell’informazione: rappresentano una domanda esplicita di politica che attraversa tutta la societá.
Il Paese ha bisogno di una buona politica di qualitá, di valori, di idee nuove adatte ai tempi, di una voce diversa di un movimento per una azione politica creativa.
E per raggiungere questi obiettivi da più parti si sta lavorando per creare un “riferimento politico” aperto al contributo anche di altri movimenti di centrosinistra, di circoli democratici, o di singoli repubblicani e laici: di quei repubblicani che sono stati abbandonati da chi ha tradito la storia, la tradizione, la strategia e la collocazione politica del PRI.
E, dobbiamo ispirare la nostra azione agli anni della proposta e della strategia politica più incisiva del PRI, per recuperare l’essenza e la vitalitá.

Tutti possiamo, dobbiamo, dare il nostro contributo per l’elaborazione di idee e programmi e per mettere a punto un progetto repubblicano per il futuro dell’Italia.

Dobbiamo tornare ad essere un riferimento certo nelle questioni che vanno dalla politica estera, all’economia, ai problemi istituzionali, all’etica di governo centrale e periferico.

E’ per questo che tutti insieme vogliamo far nascere il club R e scegliamo come nostri ispiratori Giuseppe Mazzini, Ernesto Nathan, Ugo La Malfa.
Club “R”, dove erre vuol dire Risorgimento (Mazzini), Roma (Nathan), Repubblica (La Malfa).

Nathan, noi qui lo ricordiamo proprio per il suo impegno per Roma, capitale del nuovo stato laico.
Gli anni della giunta Nathan sono stati anni di grande fermento innovativo: l’esposizione d’arte internazionale, l’impianto dell’energia elettrica, lotta alla speculazione edilizia, nuovo piano regolatore, bonifica e popolamento dell’Agro romano, realizzazione dei piani di edilizia scolastica, alloggi popolari, linee tranviarie pubbliche, biblioteche.
Mazzini, Nathan, La Malfa e potremmo aggiungere ancora un nome quello di Carlo Azeglio Ciampi: un nome che vuol dire difesa delle istituzioni e dell’identitá nazionale.
Dobbiamo sceglierci anche compagni di strada giusti, cioè affidabili.

A questo scopo riteniamo che la collocazione naturale del movimento repubblicano debba essere nel centro sinistra, riteniamo che debba essere incoraggiato lo sforzo di aggregazione che gli amici di Democrazia Repubblicana stanno cercando di portare avanti, e riteniamo inoltre che debbano essere condotti con convinzione tutti i contatti con i Repubblicani europei per far crescere un più incisivo soggetto politico repubblicano. Superando resistenze ed egoismi che noi non capiamo e che gli elettori non capirebbero.
Ai repubblicani serve unitá, chiarezza di linea, identità risolta, un programma che parli all’intero Paese.
Tutti insieme dobbiamo rispondere alle attese di chi in politica vuol tornare a respirare aria buona e nuovamente fresca.